Guelfi e ghibellini

Nel XIII secolo ci fu un periodo di intenso sviluppo demografico, di cui sono testimonianza due successive cerchie murarie: la prima dotata di ben diciassette porte, detta dei torresotti e la seconda detta cresta, realizzata nei primi decenni del Duecento, segnata ancora dagli odierni viali di circonvallazione, fecero di Bologna una delle più grandi città d’Europa del tempo. Il centro si rinnovò col sorgere dei palazzi comunali attorno alla Piazza Maggiore e con la costruzione della torre dell’Arengo in cui si trovava la campana che serviva a radunare le assemblee popolari. Vennero inoltre costruite le grandi chiese di San Francesco e San Domenico.
Bologna impose dure condizioni a Modena e obbligò altre città della Romagna a riconoscere la propria supremazia. La spinta però si esaurì presto perché fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, ovvero delle rivalità sorte fra le due fazioni Lambertazzi (ghibellini) e Geremei (guelfi). Questi ultimi prevalsero nel governo comunale ma le lotte ebbero alterne fortune: a parte la cattura di re Enzo figlio dell’Imperatore nel 1275, ci fu un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì e le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì.
Il governo guelfo prestò giuramento e fedeltà al Papa Niccolò III, che da quel momento divenne sovrano di Bologna ma nel Trecento le continue lotte tra guelfi e ghibellini determinarono un calo della popolazione e una serie di rivolte contro lo Stato Pontificio posero anche per Bologna, nella seconda metà del secolo, le condizioni per una ripresa politica del governo comunale: nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una cripto-signoria perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città. La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401.
La borghesia riuscì ad estromettere i capi delle grandi famiglie aristocratiche al potere e affidò a Giovanni da Legnano la carica di rappresentante pontificio in città. L’instaurazione del regime che fu detto del popolo e delle arti portò buoni effetti per Bologna e sorsero in quel tempo il Palazzo della Mercanzia e quello dei Notai.
Nel 1390 si diede inizio alla costruzione della Basilica di San Petronio.