I tumulti popolari di fine Ottocento

Fin dai primi anni dall’unità d’Italia, la classe dirigente dovette affrontare il problema dell’emancipazione delle classi popolari e il malcontento operaio, indirizzate dai mazziniani ed escluse fino ad allora dalla rappresentanza politica. Sull’onda dei primi scioperi e dei tumulti che scoppiarono nelle primavera del 1870 contro il carovita e che ebbero come epicentro la Romagna, venne elaborato un piano di rivoluzione sociale: la cospirazione contadina e operaia prevedeva l’occupazione di Bologna con tremila rivoluzionari romagnoli, che si dovevano unire ai bolognesi in due punti esterni alla città.
La polizia, avvertita da una spiata, il 2 agosto arrestò Andrea Costa, organizzatore del moto, allievo dell’agitatore russo Michele Bakunin. L’insurrezione continuò lo stesso nella notte fra il 7 e l’8 agosto in cui glianarchici bolognesi si raccolsero ai Prati di Caprara per attendere i compagni romagnoli ma l’attesa fu vana perché questi ultimi furono sorpresi e dispersi lungo la strada da Imola a Bologna dai carabinieri.
Gli anarchici furono processati il 15 marzo 1876 ma il processo terminò il16 giugno con l’assoluzione (o con miti sentenze) di tutti gli imputati grazie alle testimonianze di Giosuè Carducci e Aurelio Saffi.