La prima metà del XIX secolo

La politica napoleonica fece prevedere un clima di aspettative nei confronti delle nuove trasformazioni della società, e per questo venne innalzato in Piazza Maggiore l’albero delle libertà mentre un gruppo di illustri giuristi bolognesi iniziava a preparare il testo di una nuova costituzione che venne approvata definitivamente il 4 novembre 1796, la prima costituzione democratica di quella che sarà l’Italia.
Negli anni seguenti, in seguito al provvedimento che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni, i settanta conventi presenti furono trasformati in uffici, scuole, caserme o venduti a privati.
Tra le trasformazioni importanti vi fu quella del convento dei monaci Certosini destinato a diventare il cimitero di Bologna (il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna) e l’acquisto di Antonio Aldini del convento dei frati dell’Osservanza, sull’omonimo colle di Bologna, il quale costruì una villa radendo al suo il complesso e lasciando solo la Rotonda della Madonna del Monte inglobata nella sala da pranzo. Nello stesso periodo l’architetto Giovan Battista Martinetti diede al Parco della Montagnola l’attuale sistemazione a piccola collina di macerie dell’ultima mura di Galliera.
Vennero inoltre fondati il Liceo musicale, l’Accademia delle Belle Arti, il Teatro del Corso e il Teatro Contavalli Arena del Sole e fu terminato il portico che porta al Santuario della Madonna di San Luca. (oggi entrambi scomparsi, il primo a causa degli eventi bellici, il secondo per incuria), l’
Sfortunatamente la Restaurazione influenzò negativamente l’attività intellettuale e alimentando solo le azioni cospirative delle sette, in particolare quella del gruppo carbonaro dei Guelfi. Essi sostenevano già l’idea di un’Italia unita ma fu solo con i moti risorgimentali spontanei di ribellione del 1831 (che dilagò in tutte le Province unite italiane di cui Bologna era capitale) e soprattutto dell’8 agosto 1848 contro gli austriaci, che ottennero una vasta adesione della cittadinanza.
Quest’ultima battaglia sembra che fu scatenata da un incidente (in una trattoria un ufficiale austriaco era stato malmenato) e Welden ne profittò per ordinare l’ingresso in città. Alla rivolta parteciparono moltissimi popolani, fra cui i facchini di via del Borgo di San Pietro, e cittadini armati in maniera approssimativa; questa ebbe come centro la Montagnola e la piazza antistante, che verrà poi chiamata Piazza VIII Agosto. Gli austriaci persero oltre quattrocento uomini ed i bolognesi una sessantina.
Questo valse a Bologna la Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale.
Nella vita politica prevalsero comunque le correnti moderate e quando la proclamazione della Repubblica Romana dichiarò decaduto il potere temporale della Chiesa la cittadinanza partecipò marginalmente dimostrando di non voler sollevare un atteggiamento ribelle contro di essa.
Bologna sarà restituita definitivamente alla Santa Sede nell’estate 1849 e il primo legato pontificio fu il Cardinale Gaetano Bedini che resterà in quest’incarico fino al 1852. In questo periodo avvenne il tragico episodio del sacerdote barnabita Ugo Bassi. Catturato a Comacchio, insieme all’amico Giovanni Livraghi, e trasferito a Bologna la sera del 7 agosto venne fucilato con grande fretta l’8 agosto 1849 dagli austriaci.
Molti patrioti rimproverarono al Bedini e a Pio IX che non avessero voluto fare qualcosa per salvarlo, anche se è ormai storicamente accertato che data la rapidità con la quale gli austriaci catturarono e fucilarono Bassi, questo avvenne all’insaputa del Cardinal Bedini e di Pio IX.
Anni dopo, infatti, il ministro del regno di Sardegna Marco Minghetti scrisse al conte Giuseppe Pasolini dall’onda Gorzkowski poiché il legato pontificio contava “come uno stivale”. Il Bedini infatti si stancò presto dell’invadenza austriaca e, all’inizio timidamente e poi con maggior foga, manifestò la sua disapprovazione per l’operato delle forze d’occupazione, preferendo però la Santa Sede sollevarlo dall’incarico nel 1852. che a nulla sarebbe valso l’intervento del Bedini presso il generale