La seconda guerra mondiale e il dopoguerra

Durante la seconda guerra mondiale si fecero sentire gli effetti del conflitto: il 16 luglio 1943 cominciarono ripetuti bombardamenti aerei ai quali si aggiunsero, dall’autunno 1944 alla primavera del 1945cannoneggiamenti che causarono distruzione ed oltre tremila morti, anche se resistettero i rifugi antiaerei.
All’alba del 21 aprile 1945, con l’ingresso a Bologna delle truppe alleate, molte industrie erano gravemente danneggiate, e così le reti stradali, idrica, elettrica, fognaria e la rete del gas. Ma soprattutto molti dei suoi edifici più celebri (il 44 per cento del suo patrimonio edilizio storico) apparivano distrutti o danneggiati: la Basilica di San Francesco, l’Archiginnasio, la Loggia dei Mercanti, il monumento sepolcraleRolandino de’ Passeggeri, il Teatro del Corso, la chiesa di San Giovanni in Monte, l’Oratorio di San Filippo Neri e la casa di Guglielmo Marconi.
Fermo fu il totale rifiuto dei bolognesi alla repubblica fascista ed all’invasore tedesco e altrettanto tenace fu la resistenza dei partigianiche contribuì alla cacciata di fascisti e tedeschi con un tributo di sangue non indifferente: celebre fu la battaglia di Porta Lame combattuta dalle forze partigiane il 7 novembre 1944. Il 21 aprile 1945 Giuseppe Dozzavenne nominato sindaco dal Comitato di Liberazione Nazionale e riconfermato per vent’anni dai cittadini bolognesi.
La nuova amministrazione si impegnò a fondo in ambito edilizio – soprattutto nella ricostruzione dei numerosi edifici monumentali danneggiati e nella realizzazione di piani urbanistici per l’edilizia popolare. Nel 1955 approvò il nuovo piano regolatore e si avviò verso il boom economico; nei primi anni Sessanta fu costruita a Bologna la prima tangenziale d’Italia. Nel 1968 prese avvio il piano Tange, nacque il quartiere fieristico e la città degli affari, rappresentati dalle nuove torri fuori Porta Mascarella. Si ampliò l’aeroporto che nel 2004 divenne uno scalo intercontinentale.