L’unità d’Italia e l’ampliamento della città

Raggiunta l’unificazione dell’Italia con l’azione rivoluzionaria del 1859 in cui prevalsero alla fine i moderati che inserirono Bologna nella monarchia costituzionale del regno di Sardegna e con il referendum del 1860 si aprì un nuovo processo politico ed economico. Nel 1861 fu terminata la Bologna-Ancona e nel 1864 il collegamento con Pistoia. La città divenne un importantissimo nodo ferroviario italiano e di conseguenza un notevole centro di importazioni ed esportazioni commerciali.
Nel tessuto urbanistico, si realizzò via Indipendenza, completata nel1890, furono avviate le opere delle attuali via Farini e via Garibaldi. Venne iniziata la sistemazione dei Giardini Margherita, fu costruita l’attuale sede del Teatro Duse, della Banca d’Italia e completata quella della Cassa di Risparmio.
Nel 1881 il comune redasse il piano di ampliamento della città che condizionò lo sviluppo di Bologna fin dopo la seconda guerra mondiale. L’ampliamento mutò notevolmente l’immagine della città e l’estensione oltre la cinta muraria contemplava l’abbattimento della stessa. Solo il protrarsi dei lavori fino al 1920 permisero di salvare quasi tutte le porte, fatta eccezione per Porta Sant’Isaia e Porta San Mamolo che furono demolite. Alfonso Rubbiani e Giosuè Carducci contribuirono a salvare l’attuale immagine del centro storico e le antiche porte della città.
Successivamente vennero restaurati il Palazzo del Comune, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Notai e Palazzo del Podestà oltre alla chiesa di Santa Maria dei Servi e alla Basilica di San Francesco. La serie di interventi cheAlfonso Rubbiani ed altri eseguirono nel tentativo del recupero delle originali caratteristiche medievali avvennero però, nella maggior parte dei casi, su base documentaria o addirittura sulla libera invenzione.